Logo associazione ITINERA

Per saperne di più...


Come migliorare le abilità di pensiero nella vita quotidiana
Michela Minuto

1) Terminato il periodo estivo abbiamo davanti la ripresa delle attività. Scuola, lavoro, routine di tutti i giorni riprendono il loro ritmo e, a volte, abbiamo l’impressione di sforzarci molto per non ottenere i risultati che desidereremmo. Possiamo fare qualche cosa per migliorare?

Sicuramente sì, ma dobbiamo prima di tutto cercare un alleato potente di fronte all’ansia che ci provoca il dover affrontare tutti i compiti della giornata. Sembra strano, ma mettersi ad agire subito, che è la tentazione che ci prende quando abbiamo troppe cose davanti, non è la migliore soluzione. L’alleato di cui parlavamo prima è rallentare e “ pensare” prima di fare.
L’ansia in se stessa non è negativa, anzi è un fattore attivante, ma se è troppa ci dà quella sensazione di panico che ci immobilizza o ci fa sbagliare. Il lavorare con il pensiero è un potente anti-ansia perché ci permette di organizzare, prevedere i risultati e, se c’è la necessità, correggere prima di passare all’azione.


2) Quando è meglio pensare? Prima di fare una cosa?

La ricetta è prima, durante e dopo.
Prima per mettere in ordine ad esempio le attività di una giornata, scegliendo di dare priorità a quelle più importanti o a quelle che non possono essere fatte che in un momento determinato.
Durante per stabilire cosa e come fare.
Dopo per riflettere su come è andata la nostra azione, evitando gli eventuali sensi di inadeguatezza , per considerare cosa ha portato al successo o all’insuccesso e decidere cosa ci può essere utile per la volta in cui ci troveremo nella stessa situazione o in situazioni simili.


3) Parlandone così sembra una cosa facile, ma nella pratica non ci si rende conto di pensare mentre si sta facendo qualche cosa

Il grosso passo in avanti, infatti, è quello di prendere coscienza che il pensare accompagna le nostre azioni. E’ in questo modo che possiamo migliorare il pensare e così anche il fare.
Ci sono metodi che si occupano proprio dello sviluppo del pensiero cioè di migliorare l’efficacia delle nostre azioni. Oggi, in tutto il mondo vengono applicati, dalla scuola all’industria, dei percorsi per migliorare “l’intelligenza” che non viene vista solo come il risultato del patrimonio genetico, ma anche del rapporto con l’ambiente e soprattutto con l’educazione.
Ognuno di noi può migliorare e ognuno di noi può essere più capace di affrontare i problemi che ha davanti nella vita di ogni giorno.


4) Allora ci sono veri e propri metodi per sviluppare le abilità di pensiero. Ad esempio?

Si, certo e dato che alcuni sono stati sperimentati da vari decenni possiamo incominciare a vederne i risultati positivi anche a distanza.
La prima educazione “cognitiva” si ha già in famiglia quando il genitore dedica tempo a spiegare le cose e a far vedere come e perché si fanno le attività quotidiane. “ Laviamoci i denti, perché lavarli aiuta a non avere carie e a non avere mal di denti”, “ Ora si va a dormire, perché domani c’è scuola” sono frasi che non danno solo un ordine ma spiegano il perché della cosa che si fa e, in modo indiretto, sollecitano a chiedersi i motivi per cui si fanno le cose.
Questa prima e centrale educazione famigliare può essere potenziata poi, nella scuola dell’infanzia e negli anni successivi, dall’attuazione di programmi pensati appositamente come il Bright Start di Carl Haywood per i bambini piccoli che si basa sui giochi infantili , del Metodo Feuerstein che ha proposte di esercizi dall’infanzia fino all’età adulta. Questo programma, ad esempio, oggi è applicato in campi molto diversi e si caratterizza per poter dare un supporto anche nella prevenzione dell’invecchiamento.


5) Vi è una idea centrale in questi programmi?

L’aspetto centrale è la presenza dell’esperienza di Apprendimento Mediato. Qui è importante fare un passo indietro e vedere come ognuno di noi ha imparato. Vi sono situazioni diverse.
Proviamo a fare solo qualche esempio di un tema molto articolato.
Per esperienza diretta: mi sono bruciato un dito e ho capito che non è opportuno “mettere la mano sul fuoco”.
Per imitazione: ho visto qualcuno fare come si fa e ho cercato di fare come lui. Funziona bene ma non sempre, specie se il compito è complesso e non so esattamente cosa osservare....
Per trasmissione culturale: ho visto fare così e credo che sia così che si fa. Potrebbe essere un modo poco flessibile di risolvere i problemi che possono anche avere più soluzioni.
Naturalmente vi sono tante altre osservazioni da fare, ma molte ci portano a considerare che l’apprendimento è tanto più economico ed efficace quando qualcuno ci ha accompagnato lungo il percorso offrendoci l’opportunità di sperimentare una situazione sfidante ma nello stesso tempo alla nostra portata.
In effetti se l’esperienza è troppo lontana dalle nostre possibilità non ci sentiamo coinvolti. Nessuno di noi si metterebbe da solo alla guida di un aereo non avendo alcuna idea di come si faccia o penserebbe di leggere una scritta in cinese non avendone alcuna conoscenza.
Se l’esperienza invece è già stata effettuata molte, troppe, volte probabilmente la vediamo più come un obbligo che come una attività entusiasmante.

Invece, diceva, l’esperienza di Apprendimento Mediato aiuta ad apprendere..

Sì, perché l’esperienza di apprendimento mediato è quella attività in cui il Mediatore si è preso intenzionalmente cura di preparare per noi una sfida “ottimale”, con un carattere di novità che risulti sfidante ma coinvolgente. La sfida è supportata anche dalla messa in luce di strategie che possono aiutare a superarla. Anche l’aspetto motivazionale gioca la sua parte perché il mediatore evidenzia il significato ed il valore dell’esperienza che si sta facendo e sollecita a collegare l’esperienza presente con quelle passate e future in modo da far vedere come ogni apprendimento aiuti a diventare più autonomi. Questo tipo di mediazione non si mette in atto solo a casa o nella scuola ma anche tra pari e per tutto l’arco di vita e nelle situazioni più diverse.
In effetti sono molte le cose che impariamo e imparare dà senso di sicurezza ed è anche un divertimento che prende tutti gli aspetti del nostro vivere. Oggi molti adulti frequentano scuole di danza dove “imparano” per divertirsi, molti pensionati trovano nel computer un modo per ricominciare un percorso di apprendimento. Cosa può accomunare i loro insegnanti? Quello che abbiamo detto fin ora e soprattutto, in contesti così diversi, una grande attenzione alla gradualità ed alla motivazione. Per citare Aristotele, filosofo dell’antica Grecia:”tutti gli uomini aspirano per natura alla conoscenza” si tratta di assecondare la natura e valorizzare questa spinta... Ricordo un giovane studente che dopo una discussione sugli errori e sulle strategie utili a rimediarli era uscito dall’aula rispondendo così alla domanda “cosa avete fatto?” “Oh, niente, abbiamo pensato”.
In questo momento in cui inizia una controtendenza che elogia la lentezza invece della vita frenetica, il pensiero aiuta a risparmiare tempo, organizzarci meglio e essere più sereni.













Iscriviti a ITINERA

Scarica qui il modulo di iscrizione:
Download modulo iscrizione Word
Quota associativa: quest'anno è gratuita




Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere informazioni sulle attività dell'associazione.
Invia una mail  a:
itinera.percorsi@gmail.com

Speciale

Per saperne di più...
5x5 ovvero 5 domande su 5 temi agli esperti di ITINERA
New - nuova informazione

Speciale

Intervista a Lorenzo Tebar, psicologo spagnolo