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L’esperienza di apprendimento mediato a scuola
Annamaria Capra

1) In questi giorni la scuola sta ricominciando e tutti, insegnanti e studenti , sono coinvolti. Ognuno inizia con le sue speranze, i suoi sogni e, perché no, con le sue paure. Come iniziare bene? Quale consiglio per prepararsi ad affrontare il nuovo anno scolastico?

Prima di tutto è importante per ognuno pensare al significato di quello che sta per ricominciare e al perché si va a scuola. Uno degli aspetti critici di cui spesso si discute a proposito della scuola è la diminuzione di motivazione, a studiare per gli studenti e a insegnare per gli insegnanti.
Naturalmente le ragioni sono diverse, ma gli effetti sono simili, vale a dire un calo di impegno da parte dei diversi attori coinvolti, per cui, da un lato i risultati degli allievi sono sempre più negativi e dall’altro il senso di frustrazione dei docenti è sempre più alto. Si instaura così un circolo vizioso caratterizzato dalla diminuzione di quella passione, di quel “sacro furore” che è indispensabile oggi per affrontare le inevitabili difficoltà che incontriamo quotidianamente, e non solo a scuola. In secondo luogo ognuno potrebbe incominciare a cercare i numerosi aspetti positivi che caratterizzano l’andare a scuola dopo le meritate vacanze.


2) Si tratterebbe quindi di ricercare il senso di quello che si sta facendo, perché studiare e imparare per lo studente e perché insegnare per l’insegnante.

Ecco, sì, si tratta di ritrovare il piacere di studiare, di imparare da un lato e di insegnare dall’altro, che , a sua volta, comporta un continuo imparare anche per l’insegnante.
Riprendendo sempre il filosofo Aristotele quando scrive: “…se è vero che gli uomini si diedero a filosofare con lo scopo di sfuggire all’ignoranza, è evidente che essi cercavano di conoscere per puro amore del sapere e non per qualche bisogno pratico”., condividiamo con i nostri studenti questo pensiero e cominciamo a riflettere sul perché si va scuola. Fra i diversi motivi – per avere un titolo di studio, per volere dei genitori, per avere un lavoro migliore…, qualcuno dirà: per saper di più, e da qui partiamo. Occorre oggi ritrovare il piacere di un sapere fine a se stesso, occorre lavorare per aumentare quella che gli psicologi chiamano “motivazione intrinseca”, vale a dire quella motivazione che ci spinge ad agire dal di dentro, per pura passione, e non solo per il conseguimento di un risultato. Certamente, avere un obiettivo da raggiungere è importante, ma da solo non basta, non nutre l’anima, al contrario la impoverisce. E lo stesso discorso vale anche per l’insegnante…


3) Cosa può fare l’insegnante per migliorare il livello di motivazione dei suoi studenti?

Prima di tutto può aiutare i suoi allievi ad essere protagonisti attivi del loro apprendimento; può aiutarli a essere consapevoli della loro responsabilità rispetto ai loro successi o insuccessi. In che modo? Invitandoli ad esempio a discutere all’inizio dell’anno di come pensano di organizzare la loro giornata di studio o facendoli riflettere e discutere su come studiano e come svolgono i compiti; dalla discussione e dal confronto risulterà che vi sono modalità più efficaci di altre e che è possibile migliorare il proprio metodo di studio.
L’insegnante inoltre, in fase di correzione di esercizi svolti a casa, può chiedere come i singoli allievi hanno affrontato il compito, quali strategie hanno usato per svolgerlo. Allo stesso modo chi ha sbagliato è invitato a riflettere sul perché, su cosa è stata la causa dell’errore, che diventa così una straordinaria occasione per capire e imparare.
E’ importante sollecitare la partecipazione dei propri allievi, mostrando loro che crediamo nelle loro capacità e potenzialità, anche se sbagliano. Il loro livello di autostima aumenta e, sentendosi più protagonisti e più responsabili, sono più motivati a mettersi in gioco, perché sentono di essere considerati persone in grado di apprendere.
L’allievo che non riesce in più materie, che continua a ottenere risultati negativi, se non ha occasione di riflettere sul perché dei suoi insuccessi e se non viene aiutato a recuperare in modo adeguato, svilupperà di sé un’immagine negativa, di un ragazzo che non è capace di imparare e questo sentimento è spesso la causa di molti fallimenti.
L’insegnante che ogni giorno “sfida” i suo studenti, invitandoli a dare il loro meglio con le attività da lui predisposte, si pone intenzionalmente come obiettivo quello di rendere i suoi studenti protagonisti consapevoli e suo compito è quello di trovare ogni giorno i modi più efficaci perché questo avvenga per ciascuno.
A questo proposito, come abbiamo già visto, la teoria dell’esperienza di apprendimento mediato elaborata dal professor Feuerstein e sostenuta da molti studiosi dell’educazione cognitiva, offre un contributo eccezionale.


4) Più in specifico, cosa vuol dire attivare un’esperienza di apprendimento mediato in classe?

Vuol dire, oltre ad agire con intenzionalità, come detto prima, inserire le attività che si svolgono in classe, durante il giorno, in un contesto più ampio, caratterizzato da un prima e un dopo; ad esempio l’insegnante, presentando l’argomento da spiegare o l’esercizio da svolgere, con le opportune domande, guida gli allievi a riconoscere gli opportuni collegamenti sia con la lezione precedente sia con gli sviluppi successivi. Se l’insegnante introduce la II Guerra Mondiale, inviterà gli allievi a ritrovare gli agganci ad esempio con la politica espansionistica della Germania, e con i problemi del dopoguerra. Questo per evitare che il singolo argomento affrontato durante una lezione finisca di apparire un frammento isolato, al di fuori di ogni contesto.
E lo stesso vale per le singole competenze; chiedere ad un allievo: “ In quale altra occasione puoi prendere appunti?” oppure “ Quando puoi riassumere usando gli schemi?" Significa sollecitare una riflessione che permette di andare oltre alla situazione del momento, al “qui ed ora”.
Così l’intenzionalità del mediatore è finalizzata alla trascendenza, che è il secondo dei criteri che caratterizzano l’esperienza di apprendimento mediato, per mezzo del quale l’insegnante stimola i suoi allievi ad allargare il proprio sistema dei bisogni e a collegare la sua esperienza particolare ad un contesto più ampio.


5) E rispetto alla motivazione intrinseca, in che modo la pedagogia della mediazione può contribuire a migliorarla?

In molti modi; oltre a predisporre e a costruire situazioni in cui concretamente i ragazzi possano rendersi conto di essere in grado di apprendere e con successo, se lo vogliono con intenzionalità, l’insegnante può aiutarli a trovare il significato e il valore dell’esperienza che stanno vivendo come studenti. Attivando inoltre percorsi di lavoro in piccolo gruppo, potrà mediare il senso della condivisione sollecitando la riflessione su come si è lavorato insieme ai propri compagni, su come si è arrivati a delle decisioni comuni e su come ci si è sentiti durante l’esperienza. Si riflette così anche sul piacere di collaborare per raggiungere un obiettivo comune e sul valore dell’esperienza vissuta; sicuramente il clima di lavoro migliora e si costruiscono i presupposti perché i ragazzi stiano bene a scuola e ci vadano volentieri, perché sentono che lì non stanno perdendo tempo, ma condividono in modo significativo, con compagni e insegnanti, anche se a volte con fatica, un percorso di studio e di lavoro che li aiuterà ad essere autonomi.
Ecco, un buon insegnante mediatore potrebbe far comprendere il valore dell’ impegno, dello sforzo, e, perché no, il piacere della fatica…. Non proviamo forse più soddisfazione e ci sentiamo bravi quando riusciamo bene dopo un grande sforzo? Chi va in montagna o pratica uno sport questo lo sa bene… Agli insegnanti il compito di mediare…








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