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Il pensiero efficace
Aiutare i nostri figli ad imparare

Michela Minuto


1) In quest’epoca i genitori sono superi impegnati nel risolvere i mille problemi di tutti i giorni e rimane poco tempo per i figli. Cosa è necessario comunque non trascurare perché crescano bene?


Rispondere a questa domanda è davvero impegnativo. Voglio premettere che normalmente ogni famiglia trova il suo equilibrio e che i genitori sanno valutare cosa possono fare per bilanciare l’assenza che molte volte il lavoro impone.
Possiamo provare comunque a sottolineare due punti di criticità su cui riflettere: prima di tutto verrebbe da rispondere che bisogna fermarsi un attimo e chiedersi cosa è davvero importante. Un piccolo spazio per i rapporti in famiglia deve essere messo, tutti i giorni, tra le cose a cui non è possibile rinunciare. Non si tratta di trovare altro tempo ma di sfruttare meglio quello che già impieghiamo. Sarebbe utile ad esempio non mangiare davanti al televisore acceso ma utilizzare questo tempo per parlare. Può essere una piccola grande rivoluzione ma dialogare di più può far risparmiare un sacco di problemi.
Un altro aspetto centrale è valorizzare il ruolo della scuola e degli insegnanti. La scuola rappresenta una prima palestra in cui ci si confronta con il gruppo dei pari e con altri adulti che hanno autorità. Il genitore che ha poco tempo a volte pensa che prendere le parti del figlio contro gli insegnanti sia un modo di testimoniare il proprio affetto.
E’ difficile per un genitore pensare che il proprio figlio possa essere poco corretto con gli altri mentre a casa è obbediente e premuroso ma, a seconda delle situazioni, anche gli adulti cambiano comportamento. Si può essere obbedienti con il capoufficio e scortesi con un collega.
In realtà bisogna stare molto attenti nel sostenere sempre i nostri ragazzi perché il dialogo tra educatori è indispensabile e il contrasto che si può creare finisce per far pensare al bambino di avere un sostegno incondizionato anche quando si comporta male.
Questa diminuzione dell’autorità dell’adulto finisce poi per rivoltarsi contro, negli anni, allo stesso genitore perché il bambino, una volta cresciuto, pensa di potersi fare da solo le regole. Sono sottolineature che possono aiutarci quando, come genitori, dobbiamo correre da una parte all’altra. Il buon senso ci aiuta quasi sempre, basta darci un momento per pensare e farci due domande:
Cosa consiglieremmo ad un amico che si trova nella mia stessa situazione?
Cosa possiamo prevedere che succeda se segue il nostro consiglio ?
Va da sé che queste domande evitano di dare ceffoni quando ci prudono le mani...


2) Ma che importanza può avere nello sviluppo il dialogo quando molte caratteristiche sono già presenti dalla nascita?

Qui possiamo riprendere il discorso che è già emerso nelle altre conversazioni di questa serie di incontri radiofonici.
L’essere umano ha una caratteristica specifica, il suo cervello non nasce già completo ma si sviluppa mano a mano con la crescita interagendo con l’ambiente e registrandone le informazioni .
In un primo momento quando è neonato, ad esempio, la sua vista raccoglie quello che gli è a circa venti centimetri. E’ chiaro che i volti che lo circondano sono la sua più immediata percezione del mondo e, via via, faranno parte del suo patrimonio anche le emozioni che questi esprimono.
Ma non solo il mondo delle emozioni ma il più generale rapporto con ciò che lo circonda sarà legato al messaggio che gli arriva dai genitori e dagli adulti significativi.
Il bambino piccolo è un esploratore e scopre ciò che gli sta intorno e cosa si può fare. E’ per questo che è importante lasciargli sperimentare gli oggetti attraverso il gioco. Quando il bambino lecca una superficie a noi può sembrare solo un modo per prendersi un sacco di microbi, per il bambino è un modo per sperimentare il sapore, la consistenza di un oggetto curioso.... E’ ovvio che dobbiamo fare attenzione all’igiene ma anche dare occasioni protette di imparare .. Anche non accontentarsi di poche parole ma gradualmente insegnare parole nuove e farle utilizzare significa dare al bambino più strumenti, non solo parole che indichino oggetti o caratteristiche ma anche quelle che aiutano raggruppare ad es il blu, il rosso, il giallo , sono “colori”.... Anche insegnare le parole delle emozioni, gioia, paura, permetterà al bambino di riconoscerle, di controllarle meglio e di capire di più gli altri.


3) Uno dei problemi principali che un genitore si trova davanti è, comunque, quello di dire dei “no”. Accontentare i figli non è un gesto di affetto? Una volta si diceva, in particolare le mamme, io ho fatto tutto per i miei figli...

Un capitolo a parte ma di grande importanza in questa esplorazione del mondo è segnalare al bambino dove sono i confini.
Certi genitori pensano che non si debbano dire dei “no” e invece sono molto utili proprio per aiutare il bambino a crescere bene. A volte è un po’ faticoso perché dire “ si” è più facile sotto tanti aspetti, non fa perdere tempo, non fa piangere nostro figlio o nostra figlia, ci rassicura sul fatto che siamo dei genitori affettuosi. Guardiamo l’altra faccia della medaglia: crescere senza sapere cosa si può e cosa non si può fare fa perdere un buon contatto con la realtà e non aiuta a diventare adulti responsabili. Saremo stupiti di come un no detto in modo fermo ma non arrabbiato riesca a tranquillizzare. Certo bisogna avere sangue freddo, costanza e non tornare indietro nelle decisioni prese che devono essere già all’inizio ragionevoli e che devono esser spiegate in base alle possibilità di comprensione del bambino.
In tutti i casi è bene aiutare a capire che non sempre i desideri possono essere soddisfatti tutti e subito.


4) Si sente dire spesso da un genitore di fronte al successo, insuccesso scolastico “anche io ero così” se tutti i giochi sono già fatti cosa può fare un genitore?

Con queste affermazioni cerchiamo di tranquillizzarci e darci una spiegazione di quello che sta succedendo ma se è vero che si nasce con delle inclinazioni non vi sono prove di trasmissione di “mancanze” di tipo genetico rispetto a non capire la matematica o a non scrivere con facilità. E’ provato il contrario: che molte volte i bambini trovano aiuto allo sviluppo dei loro talenti nel sostegno dei genitori o dell’ambiente. Mozart apparteneva ad una famiglia di musicisti e il ragazzo, amante del ballo, che abbiamo conosciuto nel film Billy Elliot non avrebbe potuto intraprendere la sua carriera di ballerino se la sua insegnante e suo padre minatore, capovolgendo tutte le proprie convinzioni sul fatto che il ballo era riservato alle “femminucce”, non avessero deciso di aiutarlo. Se come genitori o insegnanti facciamo delle previsioni al negativo è facile che i bambini le prendano come una “verità” e dicano a se stessi “non potrò mai essere capace e anche mio padre o mia madre o la mia insegnante sa già che fallirò”. E’ il classico caso della profezia che si autoavvera.


5) Ma per ottenere che migliorino come bisogna incoraggiare i nostri figli?

Proviamo a rispondere pensando alla soddisfazione che proviamo noi stessi quando qualcosa ci riesce bene. Il primo premio che riceviamo è quello che ci diamo da soli e che è accompagnato anche dal riconoscimento degli altri. Ci sono cose che facciamo spontaneamente e con soddisfazione e che non faremmo neanche se pagati.E’ la motivazione interna che il genitore deve stimolare piuttosto che promettere delle ricompense e questo argomento è già ritornato molte volte negli incontri precedenti perché è la chiave segreta del successo che possiamo dare ai nostri figli.
Anche nell’incoraggiare è bene, comunque, avere qualche accorgimento. Non è il caso di dire “sei uno scrittore nato” alle prime righe di nostro figlio o “si vede che da grande farai l’attrice” alla prima recita della nostra piccola. Anche qui i bambini tendono a dare valore di verità a ciò che l’adulto dice loro e, in seguito, di fronte alle possibile critiche e fallimenti potranno pensare che il mondo non li capisce perché loro sono artisti “nati”. E’ molto meglio dire: “Questo tema è proprio bello” “In questa recita hai interpretato molto bene la tua parte” centrando l’osservazione, il complimento e , anche l’eventuale osservazione negativa sul lavoro fatto piuttosto che sul bambino. Un recente studio della Università di Stanford ha dimostrato come si siano mostrati più vulnerabili alle critiche e meno motivati i bambini che ricevono lodi indifferenziati. Per riassumere è meglio dire “ Hai disegnato proprio bene questo gatto “ piuttosto che “sei proprio una brava pittrice” La Parola Chiave è Mediazione.
Il genitore e l’adulto introducono il bambino al mondo e in questo percorso ricoprono il ruolo di Mediatori cioè trasmettono ed insegnano quali aspetti della vita sono importanti e perché. E’ attraverso gli adulti che lo educano che il bambino impara ad imparare e a dare valore alle cose che gli stanno intorno. E’ attraverso di loro che impara a interagire con gli altri ed entra nel mondo degli affetti e delle emozioni.
Cosa significa Mediare?
In senso stretto rimanda allo “stare tra”. In questo caso “tra” gli stimoli che provengono dall’ambiente e il soggetto che sta imparando. Mediare significa appunto selezionare e proporre al bambino gli stimoli adatti alla sua crescita,organizzarli, presentarli in modo graduale, in modo che siano sempre una sfida ma una sfida possibile alla sua età , alle sue conoscenze, alle sua capacità di sopportare lo stress.
La Mediazione cognitiva parte dall’idea che l’apprendimento viene favorito non quando si ricevono molti stimoli, cosa che al giorno d’oggi avviene forse anche in modo eccessivo. Non è fare o avere tante cose che aiuta ma essere accompagnati a riflettere su cosa si fa, perché si fa così, che altre soluzioni potrebbero esserci al problema che abbiamo di fronte.
Molti genitori si affannano a comperare giocattoli o a iscrivere i figli a molte attività ma la chiave del successo è nello stare di più insieme, nel parlare di più, nell’ascoltare i bisogni reali che i nostri figli esprimono, nell’accompagnarli sia verso l’autonomia sia verso la collaborazione con gli altri.












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